CURA DEI CAPELLI
Chi lavora nel nostro settore sa quanto siano importanti i capelli per definire l'immagine di una persona, e quindi la forfora è uno degli acerrimi nemici del look. Con quella sua infinitesima ma ben evidente polverina che si sedimenta su collo e spalle... Non c'è bianco che tenga: sempre si vede, sempre imbarazza. Pubblicata dalla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, una ricerca del 2007 condotta da un team americano individua il responsabile di cotanto imbarazzo. Si tratta del fungo Malassezia Globosa che, persa l'originaria capacità di produrre acidi grassi essenziali per il suo nutrimento, si è evoluto e ha imparato a vivere di quelli rilasciati dalle nostre ghiandole sebacee. Questo processo lo porta ad espellere sostanze tossiche che irritano l'epidermide, squamano il cuoio capelluto e provocano di conseguenza la forfora. Una scoperta importante perché ha avviato la ricerca verso nuovi farmaci, in grado di agire contro un nemico finalmente dichiarato. 1anche quanta cura è necessario dedicare loro perché siano belli e fluenti.
Ma l'importanza della chioma non si ferma al look. Come diciamo spesso, i capelli fanno parte integrante della nostra vita sociale: capire quali sono i meccanismi che regolano la loro salute, la loro caduta o il loro cambiare nel tempo è utile anche per capire come migliorare il nostro stile di vita. Negli ultimi anni sono state condotte importanti ricerche scientifiche legate ai capelli. Vi proponiamo i risultati di quattro di questi studi. Per rispondere ad altrettante domande che è capitato anche a noi - e sicuramente anche a voi - di porci quando ci guardiamo allo specchio. Per trovare sollievo nell'ipotesi di una soluzione, a breve o lungo termine, a problemi come la forfora o i capelli bianchi, da sempre temuti da chi vuole un aspetto curato. Un team di ricerca diviso fra America ed Europa ha individuato il fungo responsabile della forfora Grazie ad un nuovo sistema di indagine tedesco, si possono individuare le cause che provocano lo sfibramento dei capelli Recenti studi condotti in UK suggeriscono che alcune persone potrebbero non riconoscere le differenze fra le diverse acconciature All'origine dei capelli bianchi, un radicale libero che non viene più smaltito.
Lo spiega un gruppo di ricerca europeo Nonostante il balsamo, l'asciugatura accurata e tutte le attenzioni, i capelli sembrano opachi, ruvidi, spesso imbrogliati. Perché? Lo studio presentato al 236. meeting nazionale dell'American Chemical Society ne ha svelato la ragione. Secondo il team tedesco che ha condotto la ricerca, sebbene i prodotti tricologici sul mercato siano numerosi e differenziati, non risponderebbero in realtà ad un'esigenza che il loro studio ha dimostrato fondamentale per la salute del capello. Come afferma Eva Max , dottoranda in medicina all'Università di Bayreuth in Germania , "per la prima volta siamo in grado di misurare le piccole forze, sia fisiche sia chimiche, che si originano quando i singoli capelli si sfregano l'un l'altro o si comprimono. I risultati aiuteranno a individuare le migliori strategie per ottimizzare i prodotti di haircare". Durante gli studi, il team ha messo a punto una innovativa tecnologia per analizzare il capello e misurare le interazioni nel momento in cui si sfregano. "Il sistema permetterà agli scienziati di indagare come i vari prodotti per capelli intervengono sull'interazione fra capello e capello e potranno così ottimizzare il loro effetto".
I ricercatori hanno scoperto che i capelli diventano ruvidi e difficili da pettinare per due ragioni principali. La prima: il danno meccanico alla cuticola del capello provoca una desquamazione che lo rende ruvido e produce attrito con gli altri capelli. Per ammorbidire i capelli, i balsami devono contenere agenti attivi che riducano la desquamazione e di conseguenza l'attrito. La seconda: le trasformazioni chimiche avvengono quando le fibre dei capelli interagiscono. Le cariche negative che si producono durante lo sfregamento elettrizzano i capelli, rendendoli difficili da pettinare. Per risolvere il problema, i prodotti devono contenere polimeri di carica positiva che neutralizzano l'effetto elettrico e restituiscono capelli setosi. "Ma trovare la giusta formula per riparare i capelli danneggiati non è semplice, molti fattori interferiscono, come l'umidità, la percentuale di acqua, la percentuale di sebo". Gentili signore, forse un motivo per cui il vostro uomo non si accorge dei cambiamenti della vostra acconciatura c'è e potrebbe avere un'origine genetica. È quello che sembra suggerirci l'intervento di Brad Duchaine, dell'Istituto di neuroscienze cognitive presso la University College di Londra, che alla conferenza al Mit di Cambridge (Usa), lo scorso febbraio ha illustrato i risultati di alcuni studi condotti su soggetti affetti da prosopoagnosia.
A Duchaine abbiamo chiesto di spiegare ai lettori di Estetica in cosa consiste questo disturbo.
"Il nostro sistema visivo prevede una serie di zone specializzate nel riconoscimento del volto. Se queste aree in particolare e le aree che contribuiscono al riconoscimento visivo in generale non funzionano in modo appropriato, allora si verificano dei problemi nell'identificazione delle persone tramite il loro viso. Chiamiamo questa anomalia prosopagnosia, una condizione che può derivare da un danno al cervello oppure dal mancato sviluppo dei meccanismi necessari al riconoscimento del volto. Una percentuale significativa di casi dovuti al mancato sviluppo (circa il 40%) si verifica in famiglie dove c'è un'elevata presenza di individui con prosopagnosia. Questo potrebbe indicare un'origine genetica". Brad Duchaine ha scoperto come i suoi pazienti riescono a individuare amici e conoscenti in mezzo a tanti visi sconosciuti. "Sono in grado di riconoscere le persone proprio grazie ai loro capelli.
Per questo motivo trovano molto svianti i cambiamenti nelle acconciature. I genitori di bambini con questo disturbo, per esempio, ci hanno raccontato che i loro figli vengono turbati dalle variazioni nei loro tagli". Dunque, se le persone incapaci di riconoscere il volto non hanno problemi con le acconciature, è possibile sia vero anche il contrario. Duchaine ha condotto esperimenti per approfondire questo aspetto. E ha scoperto che spesso persone capaci di riconoscere i volti hanno difficoltà nel caso di visi capovolti, problema che non si verifica con altri tipi di oggetti. È il perossido d'idrogeno il responsabile della perdita di colore dei capelli Perché ho i capelli bianchi? Per nostra fortuna ci sono le colorazioni. Per nascondere i primi, o anche i ricorrenti, capelli bianchi. Una ricerca pubblicata lo scorso febbraio dalla rivista ufficiale della Federation of American Societies for Experimental Biology (FASEB) ci svela la causa all'origine dell'incanutimento, ovvero del processo che ci porta ad avere i capelli bianchi.
Come racconta ad Estetica Gerald Weissmann (nella foto a destra), direttore del Faseb Journal e del Biotechnology Study Center presso la NYU School of Medicine, i capelli bianchi non sono causati da stress emotivi. Non vi è alcuna prova evidente che i due elementi siano collegati, "altrimenti tutte le vittime di torture o tutti i sopravvissuti ai campi di concentramento dovrebbero avere i capelli bianchi, a prescindere dalla loro età". La motivazione è un'altra: "Tutti i follicoli producono piccole quantità di perossido d'idrogeno - la stessa sostanza che noi usiamo per decolorare i capelli - per uccidere i batteri che possono trovarsi sul nostro cuoio capelluto. Il nostro organismo produce anche un enzima che rompe la molecola di perossido di idrogeno, per evitare che, se presente in grandi quantità, produca effetti nocivi. Invecchiando, questo meccanismo si deteriora: il perossido d'idrogeno aumenta mano a mano che le nostre difese diminuiscono. La conseguenza è che ci decoloriamo dall'interno".
Se questo è ciò che accade quando si invecchia, perché alcuni si scoprono i capelli bianchi anche in età giovane? "Bisogna tenere conto anche di un fattore genetico. In alcune persone il meccanismo di difesa contro questo radicale libero si rompe in anticipo, portando ai capelli grigi in gioventù". Questa scoperta potrebbe rappresentare, dal punto di vista tricologico, il primo passo verso lo studio di sostanze che impediscano ai capelli di perdere il loro colore, la cui presenza è dovuta alla melanina, responsabile della pigmentazione dei capelli, ma anche di occhi e pelle. Proprio perché ha questo legame con la melanina, la ricerca offre risvolti importanti anche per eventuali soluzioni a problemi come la vitiligine. Questa malattia, infatti, è caratterizzata da una depigmentazione della pelle e ad oggi non sono state trovate terapie valide. Viva dunque le colorazioni per nascondere i capelli bianchi? Sì e no. Weissmann spiega che "alcuni composti possono comportarsi come l'acqua ossigenata se non peggio, ovvero non solo sbiancando i capelli, ma addirittura uccidendo completamente i follicoli.
L'henné, per esempio, ha effetti deleteri: può portare a una condizione che noi chiamiamo henna-pecia. Se si osservano le donne di 50 o 60 anni che hanno usato frequentemente l'henné, è possibile notare una calvizie particolare". Da qui l'annoso problema: meglio tanti capelli bianchi o pochi e colorati? A ognuno la sua scelta! Da esperimenti successivi è emerso che il nostro cervello fa molta attenzione ai capelli, ma non li considera determinanti quanto i tratti del volto. "I capelli sono molto importanti" conferma Brad. "Tuttavia, poiché lo stile dei capelli cambia spesso, non possono considerarsi affidabili quanto i tratti del volto". In conclusione, questo studio "ci suggerisce che capelli e tratti del viso sono riconosciuti dal nostro cervello attraverso meccanismi differenti. La selettività della prosopagnosia ci aiuta a capire l'organizzazione del nostro sistema visivo e probabilmente ci porterà all'identificazione dei geni che contribuiscono alla costruzione dei meccanismi di riconoscimento del volto".
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